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La Campania dei polytropos

Le sintesi penalizzano sempre chi tenta di forzare la complessità della Storia. Spinto dall’entusiamo di Giordano Pierlorenzi, provo tuttavia a tentare una telegrafica carrellata di suggerimenti che riguardano la Campania, di cui mi pentirò non appena inviato ad Ancona questa breve nota, per non aver ricordato i personaggi e le esperienze che mi sembrano più rilevanti fino a lambire le ultime generazioni formatesi nel secolo scorso. Consapevole che il setaccio dalle maglie larghe comunque mi punirà, provo a tracciare una sintesi di autori situazioni opere e temi, discutibile quanto imprescindibile, perché di snodi si tratta, ovvero di eventi e persone che hanno segnato la storia del design e che qualche accurato storico dovrà sistematizzare.
In Campania l’Italia del protodesign e del design può vantare qualche primato. Nella seconda metà dell’Ottocento, nell’ambito del dibattito sulle arti applicate, si ritrova già attivo un Museo Artistico Industriale fondato dal principe Gaetano Filangieri e Domenico Salazar nel 1882, ed è inoltre datata al 1878 la Scuola del Corallo, nata a Torre del Greco e la Scuola per la tarsia e l’intaglio a Sorrento, 1886.
Ma se dovessimo proprio scegliere un marchio rappresentativo, fra la densa presenza di testimonianze possibili, della metà dell’Ottocento, da attribuire alla Campania dell’Italia post unitaria, questa potrebbe essere senza dubbio lo stabilimento Alberti di Benevento, con il liquore Strega. Il marchio e la bottiglia potrebbero rappresentare egregiamente un documento significativo del design dell’incipit italiano postunitario della Campania. Per Alberti, grandi artisti-Illustratori-protodesigner (come diremmo oggi) come Marcello Dudovich e Fortunato Depero realizzarono strumenti di comunicazione e manifesti esclusivi per il marchio Strega. Grazie alla “scuderia” creativa della milanese Casa Ricordi, anche la promozione del fashion design sarà presente nella storia della pubblicità italiana, made in Naples; sempre Dudovich realizzerà una ventina di splendidi manifesti per i Magazzini Italiani E.& A.Mele & C. di Napoli.
Tra disegno e design si giocano anche gli oggetti della produzione ceramica di Vietri sul mare che, negli anni venti e trenta, Richard Dölker e Irene Kowaliska andavano sperimentando, e che hanno creato le basi di una grammatica iconografica di grande efficacia e vitalità, ora raccolti nel Museo della ceramica di Raito di Vietri sul mare.
Inoltre, se c’è un elemento che sicuramente rappresenta una peculiarità del design della Campania, questo è rappresentato da un asse che va dalla ricerca alla promozione culturale intesa come contributo alla crescita della cultura del design. In questo filone vanno senz’altro individuate delle personalità di grande levatura che hanno saputo colmare il gap Nord-Sud con un’attività scientifica, progettuale e di promozione divulgativa del design che non trova facilmente eguali in Italia.
I protagonisti del design della Campania hanno sempre incarnato la dimensione dei “polytropos”, (termine che Omero attribuisce ad Ulisse) quel multiforme ingegno che ha visto i più rappresentativi attraversare le diverse dimensioni del progetto come attività culturale, scientifica ed artistica del tutto indistinta e blur.
Renato De Fusco, con un’esperienza artistica giovanile di grande rilievo, nel 1954 ha fatto parte del Mac il movimento di arte concreta, è architetto, docente emerito di Storia dell’Architettura, storico del design e dell’architettura, saggista, fondatore della rivista quadrimestrale di selezione della critica d’arte contemporanea «Op.cit.», diretta ininterrottamente dal 1964. «Op.cit.» raccoglie ormai oltre 47 anni di prestigiosa saggistica critica internazionale di architettura, design e arti visive. Nel 2008, con un riconoscimento un po’ tardivo, riceve un dovuto Premio alla Carriera del «Compasso d’Oro ADI». Autore di innumerevoli opere e prestigiosi volumi di storia e critica tra arte architettura e design, ha recentemente indagato anche le più evanescenti tendenze del “design che prima non c’era”.
Almerico De Angelis (1944 – 2005), architetto, animatore del mondo culturale fin dagli anni settanta, docente alla SUN prima e poi titolare della cattedra di design al Politecnico di Milano, dal 1996 direttore della rivista “MODO”, fondatore nel 1992 con Alessandro Mendini della Piccola Scuola, ma anche consulente di aziende leader nell’ambito del design, Presidente della Camera Italiana per il Design, promotore e art director delle Giornate Napoletane del Design. De Angelis è forse il più inquieto tra i designer campani, editore, animatore, comunicatore, anche perché afflitto probabilmente dalla Sindrome di Penelope, condizione favoritagli dal suo pensiero teorico di una “architettura eventuale”, quel fare e disfare creativo segno della pià inquieta curiosità intellettuale.
Tra i protagonisti che hanno offerto al design internazionale un contributo fondamentale vi è sicuramente una delle personalità più versatili come Riccardo Dalisi che – tra l’immersione poetica nella cultura popolare e la vitalità della ricerca per la produzione industriale – studia, reinventa e rielabora – tra l’altro – la caffettiera della tradizione napoletana, “La caffettiera di Pulcinella”, prodotta da Officina Alessi e premiata con il Compasso d’Oro 1981.
Filippo Alison, Architetto, studioso di design, dal 1971 titolare della cattedra di Arredamento e Architettura degli interni all’università di Napoli, dal 1973 è curatore delle riedizioni “I maestri”, dal 1998 direttore della Scuola di perfezionamento in Arredo e progetto del prodotto. Medaglia d’oro di “Apostolo del design”, assegnata nel tempo anche a Bruno Munari, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Marco Zanuso e Tomàs Maldonado.
Ha studiato il design dei maestri a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: a partire dallo scozzese Charles Rennie Mackhintosh, nel Wisconsin, lo storico del design rintraccia la prima sedia a “botte” disegnata da Frank Lloyd Wright nel 1904 per Darwin D. Martin e oggi prodotta da Cassina. Un progetto – quello di Alison – che poteva nascere soltanto a Napoli, perché realtà priva della grande produzione del nord, che – come afferma il maestro: “se ci fosse stata ci avrebbe distratto”.
Altri due protagonisti del design made in Campania sono Roberto Mango, riconosciuto tra gli interpreti del design più rappresentativi degli anni Cinquanta in Italia ed Ermanno Guida, amico e allievo, professore ordinario di Design e Direttore del Corso di Perfezionamento in Design per i beni culturali, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli “Federico II” che gli dedica un volume che ne ripercorre i passaggi più significativi della sua attività professionale di designer, di architetto di interni e di tecnologo, di ricercatore e studioso.
Non è possibile chiudere questa breve carrellata senza almeno citare una personalità che rappresenta una generazione successiva ai nomi ricordati, generazione che organizza e gestisce anche la formazione del design divenuta disciplina “accademica” solo nella metà degli anni Novanta. Patrizia Ranzo, architetto e designer, è professore ordinario presso la Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli, per il settore scientifico disciplinare del Disegno Industriale. A questa generazione è affidata la grande responsabilità della formazione e del futuro del design in Campania, oltre che naturalmente nel mondo.
Esiste infine un “luogo” di ricerca e sperimentazione che con il design ha un rapporto molto blur ed è: Il Plart di Napoli. Si tratta di una istituzione che svolge numerose attività in continuo divenire, quasi una sorta di “Museo d’autore”, perché coniuga la conservazione di una delle più ricche raccolte di oggetti di Plastica d’Europa e una delle poche al mondo. Accanto alla conservazione, il restauro, la continua trasformazione della propria struttura, ruolo e funzione, il Plart è una realtà che esiste grazie alla inquietudine creativa della sua fondatrice-autrice, Mariapia Incutti, imprenditrice, collezionista. In questo spazio l’asse sottile, in conflitto perpetuo tra arte e design, si interpreta, si vive, si mostra, si manifesta con una dialettica in costante divenire ed in continua trasformazione; ma è proprio il tema della mutazione che rappresenterà, forse, il futuro degli oggetti mutanti.

Bibliografia minima

Cozzolino Salvatore, Giornate napoletane del Design, in Modo n. 247, 2005.
De Angelis Almerico, Cento per cento lightpowers 2005-2006, Editoriale Modo Editoriale Modo, Milano 2005.
De Angelis Almerico, Plastica. Soggetto del desiderio. Catalogo della mostra, Editoriale
Modo, Milano 2003.
De Angelis Almerico, Design the italian way, Editoriale Modo, Milano 2001.
De Fusco Renato, Storia del Design, Laterza, Roma-Bari, 2009.
Guida Ermanno, Roberto Mango. Progetti, realizzazioni, ricerche, Bardi Editore, Roma 2006.
Romito Matilde (a cura di), Il Museo della Ceramica Vietrese, edizioni 10/17, Salerno 1994.
Salvatori Gaia, Nelle maglie della storia, Luciano editore, Napoli 2003.
Tecce Angela, Vitale Nunzio (a cura di), In Plastica, Electa Napoli, Ivi 1990.
Alison Filippo, Le Corbusier. L’interno del Cabanon. Le Corbusier 1952-Cassina 2006. Catalogo della mostra, Triennale Electa, Milano 2006.

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